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La coscienza personale Stampa E-mail
     Tutti veniamo al mondo in una famiglia: veniamo dai genitori, prima c’erano i nonni e poi ci sono stati o ci saranno fratelli e sorelle. Alcuni di loro non li abbiamo mai conosciuti o sentiti nominare. Ma quello che si rende evidente durante una costellazione è che ciascuno di noi rimane collegato a tutti i componenti della famiglia al livello dell’anima e ciò si riferisce a varie generazioni, al di là di quanta distanza fisica e culturale possa essersi creata tra noi e loro. Il modello che tenta di descrivere come cio’ possa avvenire è chiamato comunemente “campo morfogenetico”, un campo che entra in stato di inquietudine e disordine finchè una persona esclusa non viene reintegrata e quando vengono violate leggi profonde che regolano le relazioni. 

    Il sentimento di appartenenza alla nostra famiglia è fondamentale per la vita : quando percepiamo tale sentimento, che Bert chiama coscienza personale,  siamo in equilibrio, sentiamo il legame dell’appartenenza. Essa vigila affinché restiamo in collegamento con persone e gruppi che sono importanti, anzi, essenziali per il nostro benessere. La buona coscienza ci fa sentire innocenti e ci guida nel comportarci in modo da assicurarci l’appartenenza alla famiglia. Ci sentiamo, invece, colpevoli quando ci comportiamo in modo che ci fa temere di aver compromesso tale appartenenza. Nei casi in cui questo timore, questa paura si impossessa di noi, proviamo un tal senso di disagio che ci sentiamo spinti a mettere in atto comportamenti che ci permettano di recuperare l’appartenenza. Il bene per noi è agire in modo da non perdere l’appartenenza; il male è percepire di avere la coscienza sporca , la quale si fa sentire quando si va oltre la coscienza dell’appartenenza. Quindi la coscienza  personale, quella che si fa sentire, non ci dice nulla del bene e del male.
     Questa coscienza è stata decisiva quando eravamo piccoli:  i bambini, lo si può osservare,  fanno di tutto per ”far parte”, perché, senza di ciò sarebbero spacciati. Questo livello di  coscienza ci assicura la sopravvivenza e non va sottovalutata. Ma, poiché esclude altre persone e altri gruppi, è una coscienza stretta. Non ama soltanto, ma respinge anche; ovvero al limite, è una coscienza che supporta i conflitti, ed è alla base di molte forme di disagio personale e sociale e di malattie vere e proprie.
     Questa coscienza agisce secondo il principio di compensazione: ci sentiamo con la coscienza pulita se diamo indietro qualcosa a chi ci ha dato qualcosa: i genitori ci hanno dato la vita e, in alcuni casi, noi figli, spinti dal bisogno di compensazione,  possiamo voler dare la vita per i genitori, per es. ammalandoci al posto loro. Quando percepiamo che  il genitore è gravemente preoccupato, depresso o affetto da una seria malattia, interiormente  diciamo: Io al posto tuo.


                                                     La coscienza personale


      L’altro  meccanismo secondo cui si muove questo livello di coscienza è il  principio di espiazione : rechiamo danno a noi stessi, nell’illusione di poter far magicamente dissolvere il dolore e la sofferenza dei nostri cari. Per esempio una separazione di un genitore avventata (per realizzarsi… lasciando il resto della famiglia senza tanti scrupoli) può spingere un figlio a suicidarsi, perché un tale evento può essere vissuto dal figlio come un crimine terribile e qualcuno deve pagare, espiare. In una situazione del genere un genitore o i due genitori che si separano con leggerezza si comportano come se non ci fosse un legame. Confondono l'indifferenza emotiva rispetto al partner, o, al contrario, il rancore e la rabbia, con l'assenza o la fine del legame.
     La coscienza personale  che obbedisce a questi meccanismi è inconscia sia per il beneficiario che per chi espia, ma, nonostante la percezione soggettiva, non ha niente a che vedere con l’amore: essa è frutto di un legame forte, è istintiva e cieca. Il lavoro delle costellazioni evidenzia in modo costante l’amore totale del bambino verso i suoi genitori: questo amore spera di poter “guarire” la persona amata. La frase che risuona nel rappresentante è appunto : ”Mamma, lo faccio per te” / oppure “Io al posto tuo”. Spesso, quando è in azione questo tipo inconscio di compensazione o di espiazione in un figlio, osservando il livello genitoriale, ci troviamo davanti ad un irretimento proprio dei genitori con i loro genitori, secondo  un’altra modalità di compensazione, Ti seguo. E’ il caso di un genitore che ha avuto fratelli disabili o malati o abortiti o morti in giovane età o morti suicidi, e che si sente spinto a seguire nella morte o nella sofferenza estrema il suo parente, non mostra grande  interesse per la vita e, se è ammalato di cancro, ne è come orgoglioso, sembra gioirne. Uno dei figli, sente dove vuole andare il genitore e frequentemente può mettere in atto la spinta a compensare dicendo interiormente: Io al posto tuo. Questa è la dinamica più frequente che viene alla luce in una figlia che soffre di anoressia. E’ come se lei dicesse al padre “ Caro papà, sono piuttosto io che devo andarmene. E tu puoi rimanere”. In una costellazione, far venire fuori questa dinamica con una persona che dice questo all’interessato obbliga un padre a prendere coscienza del suo dolore e a  trattenere la figlia in vita. Anche la madre, ora che questa dinamica è venuta alla luce, vede la cosa con occhio diverso. E non si colpevolizza sentendo di essere una madre fallita, come avviene spesso nel setting psicoterapeutico nel quale si coglie la manifestazione psicologica, non il sottofondo sistemico di lotta estenuante tra la madre e la figlia.     
     Con la costellazione nella quasi totalità dei casi questa dinamica, che sfugge alla psiche individuale o di coppia e che agisce a livello dell’anima della famiglia, diviene lampante. Un movimento di possibile guarigione viene avviato. In casi del genere, anche senza una sintomatologia depressiva nel Genitore, la  Figlia percepisce che lui vuole lasciare la Madre perché magari ha un’altra Donna. E’ questa la logica dell’irretimento familiare : un Figlio si trova a prendersi il destino di un altro, a propria insaputa. E questo avviene sempre per amore.

     La coscienza che governa tali dinamiche é una coscienza infantile, che può agire dentro di noi  anche quando siamo avanti negli anni. Essa è alla base di molte incomprensioni che si creano nella coppia, e, se non viene temperata con un ampliamento ed apertura verso la coscienza dell’altro, porta all’intolleranza verso la cultura e i valori del partner e della sua famiglia. Anche l’educazione dei figli viene disturbata dai limiti di tale coscienza : perché la coscienza rispetto al padre è diversa da quella verso la madre.
 

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