Voi siete qui: Home > Ipnosi Clinica > FAQ
FAQ's Ipnosi e Ipnoterapia Stampa E-mail



                                            Immagine di Ypnos, dio del sonno


- Cos’è l’ipnosi ?
- Che relazione c’è tra le parole che richiamano a “ipno” , come ipnotismo, ipnotista, ipnoterapia, ipnoanalisi ?
- Chi può essere ipnotizzato ?
L’ipnosi può essere pericolosa ?
Si può essere ipnotizzati contro la propria volontà ?
E se non si riesce ad uscire dalla trance ?
Come si sente una persona ipnotizzata ?
Tutti possono raggiungere i vari livelli di profondità della trance ?
Bisogna essere rilassati per essere ipnotizzati ?
Si può fingere di essere ipnotizzati ?
Dopo l’ipnosi, una persona ricorda di essere stata ipnotizzata ?
Durante l’ipnosi emergeranno sempre i brutti ricordi ?
Chi è ipnotizzato può essere controllato dall’ipnotista e guidato, per es., a commettere azioni illegali o a fare cose strane ( camminare come una gallina, abbaiare come un cane..) su un palcoscenico?
-   Cosa si intende per inconscio (la mente inconscia) ?
-   Cosa sono le suggestioni ipnotiche ?
-   Cosa sono le suggestioni post-ipnotiche ?
-   Cos’è l’osservatore nascosto?
-   L’ipnosi può aiutare a ritrovare oggetti smarriti ?
-   L’ipnosi può aiutare a perdere il vizio del fumo/ il peso eccessivo o ad eliminare altre abitudini dannose?
-   L’ipnosi può curare le fobie ?
-   Si può fare l’ipnosi a se stessi ?
-   Quali sono le innovazioni che hanno reso famosa la “nuova ipnosi” di M.H.Erickson ?


  •  Cos’è l’ipnosi ?              
E’ una serie di tecniche usate in modo intenzionale per indurre la trance. Il termine, in realtà, è usato comunemente come equivalente di trance ( trance viene dal latino trans-ire, cioè andare al di là, oltrepassare una soglia che ci permette di accedere a facoltà che il nostro cervello mette a disposizione di tutti): è uno stato in cui si entra e da cui si può uscire anche senza alcuna induzione formale ogni volta che si passa dal sonno allo stato di veglia. Queste tre condizioni,  veglia-trance-sonno ,  vengono considerate gli stati di coscienza fondamentali. L’ipnosi può essere descritta anche come lo stato mente-corpo che si instaura per una modificazione temporanea del sistema nervoso dovuta ad un metodo di induzione. La percezione dello stato di trance cambia a seconda della situazione, delle condizioni neuro-fisiologiche del soggetto, e, infine del contesto relazionale in cui si pratica l’ipnosi. Il nome deriva dalla mitologia greca, Ypnos, che era la personificazione del sonno : l’equivoco associativo per cui quando si è in ipnosi, in realtà non si è addormentati ma si è completamente svegli, è nato con uno dei primi sperimentatori dei fenomeni ipnotici dell’ epoca moderna, J.Braid, che, rifiutata l’idea del mesmerismo e del fluido magnetico, spiega questo stato come sonno del sistema nervoso intendendo, con ciò, un sonno lucido. Difatti, al di là dell’apparente somiglianza tra soggetti dormienti e soggetti in ipnosi, i processi mentali in ciascuna delle due condizioni sono molto differenti. L’arte dell’ipnosi è veramente complessa, poichè richiede molte conoscenze sul funzionamento della mente, sui meccanismi dell’ipnosi e un training pratico impegnativo riguardante l’apprendimento di numerose tecniche.
Torna su


  • Che relazione c’è tra le parole che richiamano a “ipno” , come ipnotismo, ipnotista,  ipnoterapia, ipnoanalisi ?
L’ipnotismo è l’insieme dei metodi di induzione che si possono usare per facilitare lo stato ipnotico.


L’ipnoterapia è una terapia effettuata col soggetto in trance ipnotica. Riguarda chiaramente l’ambito clinico ed è considerata una terapia breve rispetto ad altri modelli di intervento. Molti di essi fanno appello alla mente conscia; con l’ipnoterapia, invece, quando la mente conscia è stata quietata, è possibile usare le risorse di un modo di funzionamento della mente che viene definito inconscio. Molti disturbi sono legati, infatti, alle emozioni, che non sono sotto il controllo della coscienza: parliamo di dipendenze, di malattie e di dolori cronici, di autostima, di problemi relazionali, di memorie represse, di motivazione, di fobie, di gestione dello stress e così via. In queste situazioni ridurre o eliminare emozioni dannose  può essere una condizione privilegiata per un trattamento con l’ipnosi.
Nello stato ipnotico si è molto consapevoli di tutto ciò che viene detto, talvolta anche di più che in condizioni di normale veglia cosciente. In trance emerge quella che si definisce la logica della trance , ovvero il funzionamento del cervello emotivo che affronta i problemi in modo analogico e creativo. Ci sono situazioni in cui la persona non ha bisogno di usare la razionalità, anzi questa rischia di essere un vero e proprio impedimento. Il nostro inconscio conserva memoria degli avvenimenti e delle sensazioni che abbiamo sperimentato, ed è un “luogo di risorse” a cui poter attingere per tutto quello che ci occorre. Le esperienze negative sono memorizzate, a volte solo in maniera sensoriale, esattamente come quelle positive : quando queste hanno indotto la mente a comportarsi come se il pericolo o la sofferenza di una volta fosse ancora attuale, occorre fare un lavoro di attento “aggiornamento”, di modifiche e miglioramenti dell’inconscio adeguati al qui ed ora . L’ipnoterapeuta aiuta la persona a produrre un cambiamento positivo sostenendo la volontà, l’immaginazione e la cooperazione di cui essa dispone per effettuare questi cambiamenti.
La differenziazione tra  il mondo degli ipnotisti e quello degli ipnoterapeuti  si è resa necessaria perché l’ipnosi può essere praticata sia per produrre i fenomeni ipnotici, sia per modificare reazioni disturbanti nel campo della psicosomatica, sia per elaborare e condurre un piano terapeutico che investe livelli di funzionamento inconscio con radici molto profonde: in quest’ultimo caso la persona a cui rivolgersi deve avere competenze nell’ambito della psicologia clinica, quindi un medico-psicoterapeuta/o uno psicologo specializzato nell’uso dell’ipnosi clinica. C’è una grande differenza nella forma e nella qualità del trattamento che si ottiene affidandosi all’una o all’altra di queste figure. Si può smettere di fumare, per esempio, dopo un breve trattamento ipnotico per ricominciare, poi, di lì a non molto : dipende da cosa si suppone che supporti un’abitudine dannosa, come si affronta e a che livello. Sicchè, come  regola da usare a lume di naso, si consiglia a chi vuole  sperimentare l’ipnosi di chiedersi per quale finalità intende farlo e, poi, di verificare se i titoli e la formazione della persona a cui si rivolge sono quelli adatti al suo caso. A questo si aggiunga che, a parità di titoli e di competenze certificate, l’impatto che si ha con un professionista piuttosto che con un altro può essere un indicatore di come potrà andare l’esperienza e, pertanto, può orientare nella scelta. Non è da trascurare il fatto che uno psicoterapeuta che dovesse comportarsi in modo contrario all’etica professionale sarebbe espulso dall’ Ordine Professionale, con notevole danno di immagine e di possibilità professionali successive. Chi usa le tecniche ipnotiche senza dover obbedire agli standard formativi riconosciuti da un Ministero e ad un’etica che protegge il soggetto da abusi e possibili manipolazioni, può essere certamente anche molto efficace, ma non ha le stesse responsabilità verso la salute psichica del soggetto come  avviene per un ipnoterapeuta per deontologia professionale.

L’ ipnoanalisi è l’utilizzo dell’ipnosi per aiutare una persona a ritrovare le radici profonde di problemi emotivi o psicologici. L’ipnoanalisi ha degli obiettivi specifici, è una forma diretta e mediamente breve di terapia, che si serve sia di suggestioni che di ristrutturazioni, una volta individuato un sistema di credenze implicite che supportano una sintomatologia. Se si segue un quadro di riferimento come la Psicanalisi, questa parte del lavoro terapeutico serve al paziente a guadagnare insight  che sarebbe molto più lungo da ottenere con il metodo delle libere associazioni e poi ad integrare esperienze non vissute legate ai traumi. Fuori dal quadro di riferimento psicanalitico, alla base delle fobie, per esempio, possiamo rintracciare in trance eventi molto carichi emotivamente che hanno prodotto nel passato una forma di apprendimento stato-dipendente : le reazioni fisiche che si scatenano, ad  insaputa del soggetto, ogni volta che virtualmente la nuova situazione, per il suo cervello, è identica ad una vecchia, catapultano la persona in una specie di trance negativa. E’  il meccanismo del di-stress che, in piccole dosi, dà delle sensazioni piacevoli di vitalità, ma in dosi massicce e involontarie può scatenare panico e terrore. Ciò è pericoloso specie per le persone instabili o debilitate fisicamente. Nella ipnoanalisi, usando in particolare la regressione, l’affetto-ponte e varie tecniche dissociative, è possibile produrre una ristrutturazione e una modifica della risposta che il sistema nervoso autonomo associa all’esperienza che è stata vissuta come traumatica. Ovvero, l’ipnoanalisi punta ad individuare il momento e in contesto in cui si è sviluppato il disturbo fobico e quindi a desensibilizzare la risposta automatica che il cervello ha appreso, sostiuendola con una trance positiva caratterizzata da sensazioni piacevoli e di calma proiettando il soggetto nel momento in cui la sintomatologia non era presente o in quello in cui l’ha risolta (regressione-progressione per distorsione temporale). Un lavoro del genere si accompagna ad un percorso di auto-accudimento in cui la persona impara a farsi carico di sé, da adulto, a diventare capace di ri-programmarsi un futuro in cui  i sintomi disturbanti sono stati un’occasione di cambiamento. Se i sintomi fobici resistono al cambiamento, di solito la terapia degli Stati dell’Io, sempre in ipnosi,  è una delle tecniche più efficaci che evidenzia i vantaggi secondari per una parte della personalità del soggetto nel mantenimento dei sintomi, e aiuta a prendere la decisione di trovare il modo più equilibrato per soddisfare esigenze di parti infantili del sé, senza farsene dominare e senza permettere una forma di auto-sabotaggio che arriva a rendere estremamente limitata la vita della persona.
Torna su   

 

  •  Chi può essere ipnotizzato ?


Praticamente tutte le persone neurologicamente normali (circa il 90%) possono raggiungere un qualche livello di ipnosi utile, se lo desiderano. La questione, piuttosto, riguarda il livello di ipnosi che si può raggiungere, con quanta facilità, e come viene sperimentato lo stato di trance. Le donne hanno un leggero vantaggio in questo settore, riescono meglio persone con forte volontà mentre quelle che hanno difficoltà a concentrarsi sono più lente o fluttuanti, e ciò rende difficile riuscire a portare avanti un lavoro terapeutico basato sull’ipnosi. L’ ipnotizzabilità ha molto a che fare con lo stato corrente della mente e il desiderio di andare in trance. A ciò si aggiunga che stili diversi di induzione e di conduzione dell’ipnosi funzionano differentemente con persone diverse. La letteratura riporta esperimenti fatti dal famoso Hilgard, verso la metà del secolo scorso, il cui risultato sembrava essere che solo il 10% della popolazione campione sarebbe ipnotizzabile. Chi ascolta certe audio-cassette  che sono in vendita dappertutto negli USA o su internet e che erano usate nel progetto sperimentale di Hilgard comprende perché : il tipo di induzione classica, monotona e direttiva va bene solo per alcune persone. L’ipnosi, come ho detto altrove, è sempre una danza  a due – l’ipnotizzatore e il soggetto - in cui ad ogni passo del primo occorre osservare  e re-indirizzare la risposta del secondo, mai contro la sua volontà : ricalco e guida, come base dell’induzione ipnotica a cui faceva ricorso Erickson, e a cui praticamente non resisteva nessuno. Non ce n’era bisogno.  Erickson sosteneva che il primo ad andare in trance è il terapeuta. Strano da pensare per un profano, ma quest’affermazione sembra confermata da Eva Bányai (1989) che ha rilevato una stretta corrispondenza tra il tracciato EEG e EMG dell'ipnotista e del soggetto che sviluppano la relazione di trance.
Torna su

 

  •  L’ipnosi può essere pericolosa ?


Non è mai successo che l’ipnosi si sia rivelata pericolosa. La trance è uno stato mentale in cui entriamo spontaneamente varie volte al giorno, e ne usciamo senza problemi. Lo stesso vale per l’ipnosi. Alcuni timori sono legati all’idea che il nostro inconscio possa scatenare, una volta diminuite le resistenze, chissà quale collera repressa. Tali timori sono frutto di una volgarizzazione della psicanalisi, oltre tutto in una versione preistorica. In trance una persona che non soffra di disturbi psichiatrici è sempre sveglia e lucida, ovvero è in grado di badare a se stessa fisicamente e mentalmente per tutta la durata della seduta, ed  accetta solo le suggestioni con cui è d’accordo. Sono pertanto senza fondamento i timori che  si possa rimanere incastrati nella trance senza poterne uscire o che qualcuno possa indurre l’ipnotizzato a fare cose che la sua coscienza disapprova. L’unico caso che considero pericoloso è l’ascolto di registrazioni ipnotiche (cd, nastri..) mentre si è alla guida di un automobile, o l’uso dell’auto-ipnosi per far sparire il dolore fisico. Il dolore è un segnale fisico che sta avvenendo qualcosa nel corpo, qualcosa a cui occorre dare retta. Usare l’auto-ipnosi per abbassare o eliminare il dolore è una abilità che offre una notevole utilità, che richiede tempo ed esercizio per essere acquisita ma ha il vantaggio di poter limitare una sofferenza inutile, ma, oltre che appresa, va praticata solo dopo aver consultato un medico scrupoloso che ascolti il sintomo del dolore. Al di fuori di queste normali situazioni, c’è una popolazione che può correre rischi, quella che soffre di veri e propri disturbi clinici: in tal caso è necessario rivolgersi ad un professionista della salute mentale e non al primo ipnotista  che non ha motivo di conoscere e affrontare questo genere di disturbi.
Torna su

 

  • Si può essere ipnotizzati contro la propria volontà ?


Assolutamente no. Ogni ipnosi è auto-ipnosi : ciò vuol dire che la trance ipnotica è uno stato volontario e non può essere ottenuto con la forza. Il terapeuta fa appello alla immaginazione della persona attraverso simboli, immagini e suggestioni, per aiutarla a raggiungere lo stato di ipnosi; ma questo funziona solo se lei collabora e permette alle suggestioni di  esercitare l’influenza che ha richiesto a chi pratica l’ipnosi. Quando, fuori dalla clinica, si utilizza l’ipnosi da palcoscenico l’obiettivo è di fare spettacolo e intrattenimento. Difatti, in quei casi le persone vengono selezionate con cura tra quelle che visibilmente hanno una bassa soglia ipnotica e fanno al caso : è naturale che, dato il contesto, non ci sia né il tempo, né il bisogno di effettuare il tailoring, ovvero l’intervento su misura. Ciò non di meno al pubblico o ai partecipanti fa molto effetto assistere a o sperimentare fenomeni ipnotici inconsueti per la normale coscienza di veglia. Per esempio la nostra mente può far sì che il sapore di una patata diventi quella di una mela, o quello di un dolce diventi una cosa disgustosa (molti usano suggestioni aversive per modificare le cattive abitudini come il fumo, la sovralimentazione e simili); può far sì che facciamo lo stesso gesto ad un segnale  stabilito dall’ipnotista mentre ci dava suggestioni pot-ipnotiche in trance : tutto ciò può avvenire per effetto delle suggestioni. Sicchè i fenomeni a cui si assiste sono reali, ma non sono indotti con la forza nella mente del soggetto : l’ipnotista può solo fare suggestioni, ma è la mente del soggetto  che le accetta o meno. Se si reagisce ad esse, in ogni caso, dipende da molti fattori, tra i quali la suggestibilità e le credenze e i valori della persona: essi costituiscono delle resistenze profonde che impediscono al soggetto di rispondere a comandi che non siano percepiti in sintonia con i sistemi di valore, le credenze profonde e la finalità per cui sta partecipando all’esperienza. Chi filtra e ha il controllo dentro di sé è il soggetto. Tra le storie  che circolano nel settore, c’è quella di un ipnotista da spettacolo che, dopo aver portato il soggetto volontario ad una trance rapida e profonda, gli dà la suggestione di essere Elvis Presley , lo presenta al pubblico, conta fino a tre e poi lo invita a cantare "Jailhouse Rock”. Per tutta risposta, l’altro semplicemente spalanca gli occhi, lo fissa ed esclama: ”Io odio Elvis!”. L’ipnotista, come questo caso rende evidente, non ha il potere di bypassare le resistenze critiche dell’ipnotizzato.
Torna su

 

  •  E se non si riesce ad uscire dalla trance ?


E’, come dicevo sopra, un timore fantascientifico, fa parte dei miti dei tempi andati. E’ probabile che questo mito sia nato non nell’ambito dell’ ipnosi clinica, ma proprio in qualche dimostrazione di ipnosi da palcoscenico alla fine della quale non è stato facile “risvegliare”  rapidamente qualcuno di fronte al pubblico, come richiedeva lo spettacolo. Anche un ipnotista poco esperto, in genere, conosce le indicazioni da seguire con persone che si attardano nel piacere della trance oltre i tempi rapidi dell’esibizione davanti alle telecamere e a un folto pubblico. In ogni caso, dopo un po’, la trance termina da sola senza ulteriori interventi, indipendentemente dal grado di profondità raggiunto. E, se per caso una persona normale ipnotizzata, anche in un setting da spettacolo, venisse lasciata sola, o si chiederebbe dove sono andati a finire gli altri, o uscirebbe spontaneamente dalla trance, o, se fosse stanca, si potrebbe addormentare. Non andrebbe in giro come uno zombie, ma alla fine si risveglierebbe come fa ogni mattina senza essere andata in trance. Né più né meno. Se poi, in stato di trance auto-ipnotica o ipnotica, si dovesse verificare un’emergenza – tipo un incendio – chiunque è in grado di tornare alla realtà esterna, che è stata sempre presente, benché in secondo piano. E’ come quando,  mentre siamo pienamente e piacevolmente immersi nei nostri sogni ad occhi aperti, torniamo bruscamente in questo mondo appena qualcuno bussa alla porta o squilla il telefono.
Torna su


  • Come si sente una persona ipnotizzata?


Non c’è un modo “giusto” di sentirsi: una persona può fare l’esperienza di sentirsi profondamente rilassata e riposata e, nello stesso tempo, consapevole di tutto ciò che le accade intorno, compresi suoni, movimenti, odori, e può anche essere ipersensibile al contatto fisico,  un’altra può sentirsi leggera e fluttuante; una persona può cominciare a sentire una specie di pesantezza in tutto il corpo, per un’altra l’inizio è caratterizzato da calore, da un pizzicore o da un annebbiamento; una sente e ricorda tutto ciò che dice il terapeuta, un’altra scivola immediatamente in un suo proprio percorso, e tuttavia, ad un certo livello, la linea proposta dal terapeuta viene colta e incorporata nei processi ideoplastici; c’è chi riesce ad avere immagini vivide e piacevoli, e chi non riesce ad immaginare visivamente quasi niente. Ad alcuni, insomma, capita di vivere più intensamente che ad altri i cosiddetti fenomeni ipnotici o alcuni di essi, in particolare. L’esperienza dell’ipnosi è, dunque, in ogni caso diversa per ognuno : questo fa sorgere il dubbio in alcuni sul fatto di essere stati veramente in trance. Il motivo è chiaro: quando ci si avvicina all’ipnosi, si mette in moto un mito e ci si aspetta, non si sa perché, di entrare in uno stato di vuoto, in cui tutto il resto non può essere né sentito né udito. L’ipnosi non è una droga! L’immaginario  in questione può anche essere sorto dall’esperienza di certi rituali, accompagnati da musiche psichedeliche o sostanze psichedeliche in cui l’esperienza di modificazione della coscienza può essere interpretata come il parlare direttamente con Dio! Si può trattare di reali trance mistiche – ma capitano a pochi - o di un “viaggio” che non ha a che fare con l’ipnosi.
     L’ ipnoterapia - detta anche  ipnositerapia per evitare l’equivoco col sonno - favorisce, in realtà, un modo naturale di cambiare : niente di spettacolare ! A volte capita anche di sognare, ma, giunta l’ora che l’orologio interno si è dato, se non si è “svegliati” dal terapeuta,  si sente il bisogno di tornare alla normale coscienza. Proprio come quando siamo pronti ad alzarci naturalmente prima che suoni la sveglia che avevamo predisposto. Una prova rapida che si è appena emersi dalla trance è la vaghezza  con cui si percepisce il tempo trascorso in quella condizione, cosa che si verifica praticamente ogni volta (distorsione temporale). Ma ogni seduta può essere realmente un’esperienza inaspettata e sui generis.

Torna su
  

  •  Tutti possono raggiungere  i vari livelli di profondità della trance?


La profondità della trance varia sia a seconda della costituzione della persona, sia a seconda del modello ipnotico che si usa, sia a seconda degli obiettivi che ci si prefigge nella singola seduta. Nella letteratura classica (Davis e Husband) si parla di 30 livelli possibili  di profondità [stati ipnoidi 0-5, trance leggera 6-12, trance media 13-20, trance profonda nella forma sonnambulica o stuporosa 21-30]. Ma non tutti gli studiosi condividono questa classificazione. Tipico della trance profonda è in ogni caso il fenomeno particolare della trance sonnambulica, che tocca in modo naturale solo al 10% della popolazione : quando si è a questo livello la persona è in uno stato di lucidità stupefacente mentre le funzioni della vita organica sono ai termini minimi. Tutti disponiamo naturalmente di meccanismi arcaici per accedere a modalità di funzionamento come questa, ma solo per pochissime persone tali capacità naturali possono essere evocate appena in trance, dato che per altri occorre un lungo addestramento, e i risultati sono diversi caso per caso. E’, comunque, raro che un soggetto sia in grado di sperimentare e riprodurre tutti i fenomeni ipnotici: si può parlare dunque di diverse suggestibilità costituzionali, specificamente individuali – come dice Granone. Giova in tal senso la pratica costante , per esempio, non solo dell’ipnosi, ma anche dello yoga e della meditazione. In trance profonda le persone che hanno scarsa esperienza non riescono facilmente a parlare, come si richiede per l’ipnoanalisi, la regressione, gli Stati dell’Io : se ci provano, si alleggerisce la trance e non si riesce ad utilizzare le possibilità terapeutiche che lo stato profondo rende disponibili. Questo è un livello in cui il soggetto si comporta – come evidenzia Erickson - in accordo con modelli inconsci di consapevolezza che differiscono sensibilmente dai suoi modelli coscienti. In trance possono verificarsi vari fenomeni ipnotici : si può andare, in definitiva, dal torpore alla catalessi, dall’analgesia all’amnesia, dal cambiamento di personalità fino alle allucinazioni positive e negative sia in trance che nel dopo-trance, e alla capacità di rispondere alle suggestioni post-ipnotiche a distanza di parecchi giorni dalla seduta. Oggi non viene considerato verosimile un passaggio meccanico e progressivo  da un livello all’altro con relativi fenomeni : a volte nella trance leggera si trovano segni di trance profonda, e viceversa. In realtà, ai fini degli effetti terapeutici dell’ipnosi, un grado leggero-medio di trance è sufficiente, considerato che il terapeuta e il cliente stanno impegnandosi a collaborare perché il cliente ottenga i risultati desiderati.
Se i vari stati di coscienza si possono concepire come una spirale  che si muove lungo un continuum veglia-trance-sonno, si può anche dire che l’ ipnosi è come una serie di livelli fluttuanti che vanno dal semplice rilassamento fino al sonnambulismo ipnotico. In ogni caso, ogni stato di trance è temporaneo. Il corpo umano non può tollerare nessun estremo per un tempo indeterminato, ma tende spontaneamente a normalizzarsi.
Torna su

 

  •  Bisogna essere rilassati per essere ipnotizzati?


Uno dei metodi con cui frequentemente si induce la trance è il rilassamento progressivo: esso richiede un po’ di tempo, ma risulta rassicurante per la maggior parte delle persone che non sanno bene cosa avviene in ipnosi, e suona naturale specie se i soggetti hanno già praticato il training autogeno o delle forme di yoga o di meditazione. Rilassando una alla volta le varie parti del corpo, non è difficile entrare gradualmente in trance. E’ il motivo per cui molte persone credono che ci sia equivalenza tra rilassamento e ipnosi. Certamente il rilassamento evoca la trance, ma non è indispensabile per ottenerla. Esistono molte tecniche di induzione rapida che hanno effetto immediato, tecniche che hanno un impatto   vistoso specialmente nelle dimostrazioni dell’ipnosi da spettacolo. Esse richiedono l’uso anche del non verbale, per esempio un leggero ticchettio o sfioramento applicato al braccio, alla mano, alla spalla, alla fronte o al collo di chi si sta ipnotizzando. Per alcune di queste tecniche, per esempio quella del barcollamento, il soggetto è in piedi, e, appena va in trance, va sorretto dall’pnotista e/o da un aiutante . Ciò può costituire un limite quando la trance viene indotta nello studio di uno psicoterapeuta, che normalmente lavora da solo per intervenire sulle problematiche che il soggetto presenta. In sintesi la tecnica del rilassamento funziona, e tranquillizza chi non vuole essere sfiorato fisicamente : ma qual è l’inconveniente? In un setting clinico si spreca troppo tempo che può essere utilizzato più produttivamente per effettuare il vero e proprio lavoro terapeutico. Dipende dalla formazione del terapeuta qual è la serie di induzioni che privilegia nei singoli casi e nelle varie fasi del processo terapeutico; ma è un fatto che, quando si è stabilito un buon “rapport” , col permesso del cliente/paziente, può tornare utile introdurre tecniche più rapide come quelle da spettacolo, lavorando subito dopo con le procedure per approfondire la trance appena indotta, che è sì di impatto immediato con le tecniche rapide, ma anche di breve durata ai fini dell’elaborazione terapeutica da mettere in atto.
Torna su

 

  •  Si può fingere di essere ipnotizzati ?


E’ facile ingannare una persona alle prime armi o una telecamera, ma non un esperto di ipnosi. Il fatto è  ci sono dei segni indicatori di trance che non è possibile fingere di avere. Quando il sistema nervoso è stimolato attraverso le suggestioni, si verificano delle reazioni involontarie, e un esperto sa cogliere i segni attraverso l’osservazione : la dilatazione delle pupille, l’aumento della lacrimazione, il deglutire compulsivo,  l’aumento della temperatura corporea, il respiro più profondo, i movimenti involontari delle palpebre, l’aumentata sudorazione delle mani, la modificazione della simmetria del viso e la diminuzione del battito cardiaco. In trance regressiva, se  l’esperienza è rivivificata,  può accadere che l’ipnotizzato cambi voce e parli come era al momento a cui si trova regredito. E, poi,  chi ci guadagna a fingere? Si comprende se si va su un palcoscenico, ma se ci si reca in uno studio professionale e si paga per essere aiutati, a che pro fingere? In ogni caso non mancano esperimenti detti dell’ ”ipnotista che scompare” fatti con due gruppi, soggetti che deliberatamente fingevano di essere ipnotizzati e soggetti realmente ipnotizzati (F.Evans-M.Orne,Università della Pennisilvania, 1971) . All’uscita dello sperimentatore dalla stanza di ricerca per un improvviso guasto, essi avevano reazioni tipicamente molto differenti: i primi aprivano gli occhi, si alzavano rapidamente  e smettevano la finzione, i secondi  impiegavano un po’ di tempo per emergere dalla trance e lo facevano anche con una certa difficoltà, considerato che non era stato dato loro la suggestione della de-ipnotizzazione o uscita dalla trance.
Torna su

 

  •  Dopo l’ipnosi, una persona ricorda di  essere stata ipnotizzata ?


E’ una domanda frequente e la risposta non è univoca: ci sono situazioni in cui la mente inconscia del soggetto si comporta in modo protettivo così che certi temi scottanti non siano  disponibili immediatamente alla coscienza. Questo avviene non solo in ipnosi, ma nella vita normale, che, diversamente, sarebbe inondata da tante esperienze spiacevoli se non traumatiche. L’ipnosi di per sé non causa amnesia se non negli stati profondi, e non sempre. Oltretutto in ambito clinico non è semplice stabilire cos’è utile per la persona ricordare e cosa no. Siamo lontani dai tempi di Freud, che  riteneva importante riportare a coscienza le memorie di esperienze traumatiche per ottenere l’insight attraverso l’esperienza catartica. La concezione ericksoniana dell’inconscio è diversa : essa si basa sull’idea che si può avere fiducia nell’inconscio che ricorda solo quello che è utile per l’equilibrio della persona al momento, e dimentica ciò che non lo è. Inoltre, tutto quello che può rimanere incistato nell’amnesia per effetto di suggestioni ipnotiche, può essere recuperato con lo stesso meccanismo. A volte in trance ipnotica  può accadere che si recuperino ricordi con inaspettata vividezza di particolari : è la cosiddetta ipermnesia.
Che poi i ricordi siano esatti o meno è un’altra questione, che ha delle conseguenze sul piano giudiziario quando si tratta di minori. La ricerca sui falsi ricordi, per esempio, testimonia che essi si possono generare sia nella vita quotidiana – come risultato di racconti di adulti sentiti dai bambini e poi proiettati nel passato sotto forma di memoria visiva – sia per effetto suggestivo voluto per motivi clinici che come effetto  involontario – dovuto, cioè, alle credenze inconsce da parte dell’ipnotista. In questo caso, a detta degli studiosi che mettono in discussione la veridicità dei ricordi emersi nei bambini in stato di veglia o in ipnosi negli adulti, la memoria può essere influenzata per lo stato particolare di suggestibilità degli interessati ad opera delle aspettative dei genitori, dei maestri, del medico o dell’ipnotista. Sia quando quest’ultimo comunica  a chi non ne ha ricordo che i sintomi che lui presenta sono tipici della sindrome da abuso sessuale, sia quando si fa una terapia per aumentare le capacità mestiche (la regressione d’età o l’immaginazione guidata), sia quando si attribuisce ai sogni o ad alcune malattie il significato di esiti di abuso sessuale, è molto importante che il clinico sia consapevole che con le sue personali credenze anche implicite (la teoria dei costrutti di Kelly) è possibile influenzare i cosiddetti ricordi del cliente/paziente. In definitiva, i ricordi emersi nelle condizioni normali, ma ancorpiù in stato ipnotico, non sono necessariamente veri o totalmente veri se non corroborati da altre prove. La maggior parte dei ricercatori considera non considera ormai la memoria non come un magazzino dove tutto è stoccato nella forma originaria, quindi una struttura, ma come un processo malleabile di ricostruzione di eventi, con la conseguenza che non possiamo mai essere certi che i ricordi siano parzialmente o completamente veri o falsi. Oltre tutto, oggi i modelli di memoria che hanno credito, parlano di vari tipi di memoria : i ricordi  vengono costruiti in modo diverso a seconda delle necessità, delle interpretazioni, degli stati emotivi. Sono proprio questi che possono canalizzarle e fissarne aspetti non necessariamente i più obiettivi. (Oliverio, in un’indagine sperimentale trova che i depressi , in una lista di nomi da memorizzare, memorizzano tutto ciò che richiama la loro condizione emotiva: ricordano tristezza, infelicità e simili; le persone ottimiste, invece, ricordano gioia, sorriso, vincita al gioco..) . Inoltre le memorie possono riguardare parole, immagini o sequenze operative  e vengono fissate e rievocate con procedure diverse. Pertanto, una volta emersi, i “ricordi” vanno considerati con estrema cautela, perché sono influenzabili sia da variabili personali del soggetto, sia da variabili contestuali.  La cosa importante in ambito clinico è l’uso che di tali ricordi l’ipnoterapeuta può fare per aiutare il cliente/paziente  a superare le sue difficoltà. 
Riassumendo e tornando alla domanda iniziale, la maggior parte delle persone ricorda tutto delle sedute, ma, talvolta, se è in trance profonda, dimentica qualcosa oppure recupera dei ricordi perduti, più o meno accurati. Talvolta è l’ipnotista che suggerisce l’amnesia nell’interesse del soggetto, e lui segue le suggestioni ; altre volte l’ipnotizzato si aspetta di dover dimenticare e...ciò si verifica!
Torna su

 

  •  Durante l’ipnosi emergeranno sempre i brutti ricordi ?


Non tutte le esperienze brutte del passato diventano memorie traumatiche.  Quando esse sono realmente presenti, lo psicoterapeuta ha una serie di indicatori per  supporle e verificarle, certo non per curiosità, ma per individuare la possibile connessione con i disturbi attuali del cliente/paziente (flashbacks, insonnia, incubi, amnesie, ansia...), e per poterci lavorare. Un terapeuta competente non ha tesi da dimostrare, ma si preoccupa di prevenire inutili abreazioni o di favorire l’uscita rapida da esse quando si presentano  attraverso la predisposizione di una zona franca in cui la persona può istantaneamente spostarsi – il cosiddetto luogo sicuro – e altre tecniche dissociative che aiutano a modificare gli effetti ansiogeni e dolorosi suscitati dal ricordo di quelle esperienze. Le varie tecniche ipnotiche disponibili si rivelano di notevole utilità nel ristrutturare le credenze e la iper-sensibilizzazione della persona a tutto ciò che anche solo virtualmente richiama il passato traumatico. Talvolta il percorso per operare la de-sensibilizzazione e la ristrutturazione è accidentato – non dimentichiamo che l’inconscio preserva il problema sulla base delle convinzioni passate su come funziona il mondo – ma talaltra si ottengono buoni risultati in poco tempo semplicemente chiedendo alla mente inconscia dell’ipnotizzato di trovare un altro modo di raggiungere l’obiettivo che essa si prefigge, ma senza gli effetti secondari che lo hanno spinto a chiedere aiuto. Dipende molto dalla possibilità di accedere alle condizioni in cui è partito il programma mentale che crea il disagio. Un tipo  di elaborazione simile si può effettuare con persone soggette ai sogni angosciosi e agli incubi : da queste condizioni esse possono imparare ad uscire senza panico, mettendo in atto tecniche per incubare i sogni e introducendo in essi degli elementi di lucidità.
D’altro canto, spesso un brutto ricordo è solo un punto di partenza, e può costituire la spinta ad un cambiamento positivo. E’ compito del terapeuta preparare le reti di protezione affinchè il cliente/paziente esca dalla seduta avendo sperimentato che è in grado di acquisire ed utilizzare degli strumenti di integrazione e di ri-equilibrio, e con la consapevolezza dell’impegno che gli richiede ottenere i cambiamenti  di cui ha bisogno.
Torna su

 

  •  Chi è ipnotizzato può essere controllato dall’ipnotista e guidato, per es.,  a commettere azioni illegali o a fare cose strane (camminare come una gallina, abbaiare come un cane..) su un palcoscenico ?


Son cose viste solo negli spettacoli o nei film : le persone che si prestano lo fanno perchè sono gratificate dall’avere un pubblico che le osservi. Sono disposte  a ridere di sé stesse, dato che sono soggetti divertenti e molto estroversi. Si tratta sempre di volontari che sono felici di spogliarsi per una mezz’ora dei panni seri con cui sono accettati nella quotidianità. Fuori da quel contesto, appaiono riservati al punto tale che è difficile aspettarsi che mostrino comportamenti insoliti, specie di fronte ad un pubblico così vasto. Chi conduce una seduta di ipnosi da palcoscenico effettua un rapido test dei presenti che evidenziano una soglia bassa di ipnotizzabilità e somministra suggestioni non riconoscibili perché  incastrate a quelli che si offrono per l’esperimento. E’ evidente che il contesto e le finalità di queste esperienze sono molto lontane da quelli dell’ipnoterapia a cui una persona fa ricorso per ricevere aiuto  spinto da una difficoltà o ad una vera e propria sofferenza, psichica o fisica. Quanto all’ipnosi da spettacolo, bisogna riconoscere che le persone non hanno bisogno di trovarsi su un palcoscenico in ipnosi per fare cose da pazzi. Il fatto è che, quando è al posto di comando l’inconscio [ovvero  il 90% del funzionamento mentale, perchè pare che  la coscienza occupi solo il restante 10%], altri aspetti della persona possono emergere : nei casi dell’ipnosi da palcoscenico, senza l’audience, che evidentemente sollecita aspetti inconsci del soggetto a funzionamento istrionico o isterico, non ci sarebbe spettacolo. Ognuno, sia su un palcoscenico che in uno studio professionale, fa solo le cose con cui sente di essere profondamente d’accordo durante tutte le fasi del processo ipnotico. Nessuno, quindi, può far fare a nessun altro cose che l’altro non vuole fare e ritiene immorali o tali da metterlo in ridicolo. Sono definitivamente probanti, in tal senso, gli studi sperimentali condotti da M.H.Erickson e riportati nel I volume delle Opere : “...sono stati impiegati vari procedimenti sperimentali su un gran numero di soggetti ipnotici bene addestrati per indurli a compiere, in stato di trance o in risposta a ordini o suggestioni ricevuti in stato di trance, azioni di natura anticonvenzionale, nocive, antisociali e persino crimini, comportanti aggressioni contro se stessi e altri, come pure a permettere l'abuso diretto del soggetto ipnotico da parte dell'ipnotista.
...I risultati hanno costantemente denunciato il fallimento di tutti i provvedimenti sperimentali intesi a indurre i soggetti ipnotici a compiere azioni riprovevoli, in risposta alla suggestione ricevuta in trance, anche se essi, in condizioni di consapevolezza vigile, ritenevano accettabili molti atti per i quali avevano ricevuto la suggestione”.
Erickson riporta che i soggetti, non solo non si mostrarono ciechi e remissivi, ma addirittura rifiutarono gli ordini e se la presero con lo sperimentatore obbligandolo a chiedere scusa per il tentativo di indurli a fare cose  inaccettabili alla loro coscienza morale.
Se l’ipnosi avesse questo potere di travalicare le convinzioni profonde di una persona e di indurla a comportamenti che non terrebbe in condizioni normali, non sarebbe usata per inibire le attività criminose dei delinquenti? Allo Stato costerebbe molto meno che mantenerli in prigione! L’unica condizione che  mi sembra possa spingere qualcuno in ipnosi a fare delle cose che non farebbe mai in condizioni di normale coscienza è quella di chi crede ciecamente che l’ipnotista abbia questo potere costrittivo e che la cosa in questione  sia compatibile con le proprie convinzioni profonde. Se questo non si verifica, la persona semplicemente ignora le suggestioni (appunto di fare il cane che abbaia..)  o pone fine alla trance. E’ importante ribadire che, quando una persona è in ipnosi, anziché perdere il controllo, in realtà ottiene più controllo di se stessa, perché  dispone delle capacità e delle risorse di una parte della propria mente che sfugge alla coscienza.
Torna su

 

  •  Cosa si intende per inconscio (mente inconscia) ?


E’ una parola o un’espressione che si trova frequentemente quando si usa l’ipnosi. Nel corso del tempo la parola è stata usata con significati diversi. Secondo M.Erickson l’inconscio delle persone coincide con un mondo di risorse capaci di dare risposte creative ai problemi acquisiti dalla persona e di fare i cambiamenti che occorrono senza coinvolgere la mente conscia. L’inconscio copre una parte notevolissima della nostra attività mentale : H.Kogan afferma che contro i 126 bit di informazioni al secondo che processiamo nella mente conscia, ce n’è 1 milione di bit nella mente inconscia. Essa svolge le importanti funzioni relative alla memoria, alle emozioni, alla immaginazione, ai controlli vegetativi, al controllo delle abitudini e all’esecuzione delle azioni. Le vie di accesso all’inconscio sono: la ripetizione, il contatto con le figure autoritarie, le emozioni, l’identificazione, i sogni e l’ipnosi. L’inconscio è sempre presente e bada a mettere in atto i meccanismi biologici di sopravvivenza, lavorando con una rapidità sconosciuta alla mente conscia, che è sequenziale e, perciò, più lenta. Se abbiamo reazioni ansiose o fobiche in situazioni che razionalmente non dovrebbero provocare reazioni del genere, l’inconscio è in allerta con una funzione protettiva, esattamente come quando si sviluppa un’allergia che ci ricorda cosa ci ha intossicato nel passato. L’inconscio lavora secondo regole molto differenti da quelle della logica  formale e, tuttavia, dimostra di essere molto più saggio dell’Io conscio. Lavorare con l’ipnosi richiede, allora, sia l’impiego di tecniche di confusione e depotenziamento degli schemi coscienti - per far emergere i modi di funzionamento inconscio - sia  l’uso di un linguaggio fatto di giochi di parole, di metafore, di umorismo… al fine di portare il soggetto oltre i limiti appresi  per creare nuove connessioni funzionali al recupero del benessere. Se la persona presenta dei problemi, vuol dire che il suo inconscio, spesso sulla base di esperienze precoci, ha guidato il soggetto verso la migliore soluzione possibile al momento di quell’esperienza. Il nostro modello del mondo è, appunto, inconscio. Esso ha molto in comune con i membri della nostra famiglia , della genealogia e della nostra cultura. Limitandoci alla famiglia e alla cultura, si sa che da piccoli siamo eccezionalmente “curiosi” di conoscere il mondo e l’immagine di esso che ci costruiamo è legata alla fiducia acritica nei nostri genitori, nei nostri insegnanti, nel medico o in altre figure che hanno ai nostri occhi un’autorevolezza indiscussa. Se accettiamo una definizione di ipnosi come “uno stato in cui la mente conscia è confusa o depotenziata così che un pensiero originato da un’affermazione o da un’esperienza può continuare ad agire con forza  a livello inconscio”, comprendiamo senza difficoltà che  un commento fatto da una persona  - con cui siamo in un rapporto che possiamo definire di ipnosi da svegli - su come siamo, di cosa siamo capaci o sulle possibilità di guarire o meno da una malattia, per esempio, può avere effetti inimmaginabili e di lunga durata. E’ una forma di trance consensuale che risulta in ipnosi involontaria e, come detto altrove, una parte del lavoro che si fa da adulti è de-ipnotizzarci da ingiunzioni e valori o idee su noi stessi e sul mondo che si sono rivelate perniciose per il nostro benessere. ”Tu non sarai mai in grado di leggere e scrivere correttamente!” può dire un maestro ad un piccolo allievo bacchettandolo con violenza: l’inconscio del bambino, se non c’è stata successivamente una correzione significativa di un limite appreso in quella situazione, prende alla lettera questa affermazione proveniente da una persona significativa, specie perché è associata al dolore delle bacchettate. Non c’è da meravigliarsi se si comporta di conseguenza. Proprio come fa il malato che, se crede ciecamente all’oncologo che gli diagnostica non più di tre mesi di vita per il cancro che gli ha appena trovato (ve lo immaginate in che stato si trova chi ha effettuato prelievi dolorosissimi e teme proprio la sentenza che gli viene proposta?!?!), rinuncia a pensare che le cose possano anche andare diversamente…. e può succedere proprio quello che è stato sentenziato. E’ una profezia che si auto-avvera. E’ per questo che il lavoro con l’ipnosi intenzionale consiste proprio nel re-indirizzare l’inconscio!
Come si comprende da questi pochi accenni alla concezione ericksoniana dell’ ”inconscio amico”, siamo molto lontani dal costrutto freudiano. L’inconscio teorizzato da Freud  è caratterizzato da processi psichici, contenuti ed impulsi soggetti a rimozione perché inaccettabili al Super-Io, data la forza delle pulsioni prevalentemente sessuali; esse sono forze irrinunciabili e trovano il modo di emergere alla coscienza e trovare soddisfazione in modo camuffato attraverso i sintomi psicopatologici, i sogni e gli “atti mancati” (lapsus, dimenticanze momentanee.. etc). Separando il grano dal loglio, ovvero la genialità intuitiva di Freud dalle preoccupazioni eccezionalmente sessuofobiche della società in cui è vissuto e da cui è stato condizionato, oggi possiamo concordare col definire l’inconscio come “ sede” di processi psichici che restano inaccessibili alla coscienza per i più vari motivi, tra cui certamente anche gli impulsi aggressivi e quelli sessuali, ma non solo.
Torna su

 

  •  Cosa sono le suggestioni ipnotiche ?


Le suggestioni ipnotiche sono le suggestioni che l’ipnoterapeuta usa come parte del trattamento.  Si tratta di comunicazioni verbali che orientano l’immaginazione del soggetto in modo da sollecitare modifiche delle sensazioni, delle percezioni, delle emozioni, dei comportamenti, dei pensieri. Se nelle istruzioni quotidiane  è evidente la correlazione del comportamento con le istruzioni stesse, nelle suggestioni ipnotiche l’effetto positivo viene sperimentato dal soggetto come involontario e ottenuto senza sforzo. Possono essere dirette o indirette. Le prime  hanno come  interlocutore la mente conscia; esempi : “Sistemati in una posizione comoda e chiudi gli occhi”, “ E troverai  che cominci a sperimentare una sensazione piacevole…. una sensazione piacevole comincia a diffondersi nel tuo corpo …mentre tu continui a rilassarti sul lettino..”, oppure “ Ora i tuoi occhi possono chiudersi”, oppure “Apri gli occhi, e sarai in grado di vedere solo la mia mano”. Le s. indirette sono un modo indiretto di suggerire un orientamento ed è l’ipnotizzato che comincia una ricerca, detta transderivazionale, per dare senso a quello che gli viene proposto, usando una modalità interpretativa idiosincratica . Le suggestioni indirette possono essere metafore, battute, analogie, suggestioni incastrate in discorsi neutri, i compiti che vengono assegnati e così via. Esempi di suggestioni indirette :”Tra quanto tempo pensi che vorrai aprire gli occhi e non vedere le tue mani ?”, “ Tu puoi sentire il braccio che diventa sempre più leggero, e forse  vuole alzarsi dal bracciolo della poltrona”, “ Ci sono molti dei miei amici che preferiscono chiudere gli occhi appena si accomodano su quella poltrona dove tu sei seduto”…
Nell’ ipnosi da spettacolo sono di regola le s. dirette, perché danno ai partecipanti l’illusione che l’ipnotista controlla tutto ed è in suo potere avere l’effetto che si verifica. In ipnosi clinica si usano prevalentemente – ma non solo - le suggestioni indirette, perché attivano meno resistenza e quindi sono molto più utili a far collaborare la persona . Ma non mancano alcuni che rispondono meglio all’approccio diretto.
C’è una regola che si tiene presente nel somministrare suggestioni: usare immagini che evocano ciò che si vuole, non ciò che non si vuole. L’inconscio pensa solo in modo concreto e il “non” è un operatore della logica formale, non della logica concreta a cui si attiene l’inconscio. Se io non voglio essere ansioso, finisco col pensare sempre alle situazioni ansiogene e do’ loro forza emotiva : è una forma di trance negativa che alimento senza esserne cosciente. Così ho sempre presente nella mia mente inconscia il problema, non la soluzione. L’immaginazione, nei momenti di veglia e in quelli di trance, ha una forza eccezionale che si riversa sul corpo, attraverso il sistema endocrino, quello neurovegetativo e l’immunitario : fa il suo lavoro, ma i risultati possono essere sensazioni piacevoli o spiacevoli, per ragioni precise. E’ per questo che occorre prospettarsi  ciò che si intende raggiungere e sostenerlo con la potenza delle emozioni, per essere credibili  alla nostra mente inconscia, che ha avuto i suoi buoni motivi nel passato per attestarsi dove si è fermata. Proprio per alcune passate esperienze dolorose o per comportamenti inadeguati agli obiettivi attuali, essa si è come inceppata in reazioni che ci hanno permesso di sopravvivere alle difficoltà di una volta, ma ormai si ripetono nell’oggi in modo automatico senza svolgere più un compito utile  al nostro benessere  di adulti.
Torna su

  •  Cosa sono le suggestioni post-ipnotiche ?


Durante o subito prima della fine della seduta, di solito l’ipnoterapeuta dà la suggestione che il soggetto continui a percepire la piacevolezza della trance: ciò ha la finalità di predisporre l’ipnotizzato a prolungare questo stato, fuori dalla seduta, e ad imparare a produrlo in modo autogeno. Un’altra finalità è quella  di rafforzare le suggestioni date durante il lavoro ipnotico o, ancora, quella di consolidare nel soggetto il riconoscimento dello stato di trance, come uno stato di coscienza diverso da quello della veglia. Questa, ed altre suggestioni post-ipnotiche, sono suggestioni che sono simmetriche alle esperienze che hanno creato il sintomo: l’ipnosi agisce sulla mente inconscia esattamente seguendo la logica di essa. Alcune suggestioni riguardano una possibile amnesia – dico possibile perché la maggior parte delle persone  ha esperienza di amnesia solo in stati profondi di trance, e non per ogni trance. Altre possono richiamare uno spunto che ha la funzione di un interruttore, per così dire, che si apre e innesca un comportamento utile ai cambiamenti che la persona vuole realizzare. Lo spunto è una situazione che avviene normalmente nella vita quotidiana del soggetto e l’ipnoterapeuta aggancia ad esso  il verificarsi di un certo comportamento: per esempio, quando la persona si troverà in quella situazione (sentirà quella parola, farà quel gesto. etc.)…..sperimenterà uno stato in cui sentirà di avere a disposizione tutte le risorse necessarie. Si tratta di idee proposte in ipnosi che il soggetto può portare con sé nella vita cosciente. Se una persona intende cambiare comportamenti o credenze disfunzionali, le suggestioni post-ipnotiche avranno a che fare con queste cose. Quanto tempo le suggestioni post-ipnotiche possano durare, dipende da una serie di fattori. E’ essenziale, in primis, con quanta disponibilità sono state accettate le suggestioni durante lo stato ipnotico : ciò può essere legato prevalentemente alla profondità del problema con cui si sta lavorando, alla resistenza di parti del soggetto che si oppongono ad una soluzione, alla profondità della trance e al rapporto con l’ipnoterapeuta. Quando dietro a certi comportamenti e sensazioni disturbanti ci sono memorie traumatiche, la resistenza inconscia al cambiamento che le suggestioni propongono può essere totale, malgrado la volontà cosciente della persona a chiedere aiuto proprio per sradicare reazioni su cui non sembra avere alcun controllo. Affinché la mente inconscia sia disposta ad accettare una certa de–programmazione e una ri-programmazione, occorre talvolta un frequente rinforzo periodico delle suggestioni per poter integrare in modo naturale un nuovo modo di pensare, di sentire, di comportarsi. Ma soprattutto occorre aiutare la persona a ristrutturare le credenze infantili e tutto-o-niente che la immobilizzano in esperienze limitate nel tempo. Insomma : auto-accudirsi e lasciare che il passato sia passato.
Torna su

 

  •  Cos’è l’osservatore nascosto ?


La nostra mente inconscia viene chiamata talvolta  “l’osservatore nascosto” : gli studi cognitivistici  hanno dimostrato che una persona può badare  consciamente a 7 più o meno 2 cose  per volta, mentre la mente inconscia può badare a tutto, e registra tutto. Se si è in mezzo alla folla intenti a parlare con qualcuno, basta sentir pronunciare il proprio nome  che l’attenzione cosciente si distoglie da quello in cui era impegnata e si rivolge ad un compito che ora appare più importante. La parte della mente che ha captato il suono del nome è la mente inconscia, che si assicura di badare a ciò che risulta prioritario dentro e fuori dal nostro corpo. Essa è sempre consapevole di ciò che viene detto anche quando siamo sedati, per esempio, per un intervento chirurgico. Un caso riportato da Dave Elman in un testo di ipnoterapia molto noto negli Stati Uniti, “Hypnotherapy”, è quello di una donna  che, dopo un intervento, non riusciva a riprendersi. Accompagnata in regressione ipnotica al momento dell’intervento, lei ricordò che il chirurgo aveva affermato “Non sarà mai più la stessa”, frase che non ricordava consciamente di avere mai sentito. E’ facile ipotizzare che la sua mente inconscia - che prende le cose alla lettera, non è capace di inferenze e può fraintendere le intenzioni - abbia preso questa affermazione come una involontaria suggestione post-ipnotica e abbia  immagazzinato l’idea che non sarebbe stata in buona salute per il resto della sua vita. Il famoso terapeuta in ipnosi ridefinì la cosa suggerendo che lei sarebbe stata meglio che mai dopo l’intervento : l’effetto della rieducazione inconscia fu che la persona cominciò a permettersi di stare bene di nuovo.  Una situazione analoga a questa si verifica quando siamo esposti a cose di cui non capiamo il significato e che, dopo un po’, scompaiono dalla nostra mente conscia  e noi non riusciamo a ricordarle; ma se vediamo le stesse cose successivamente, ecco che riconosciamo  di essere venuti a contatto con esse. Non dissimile è il non riuscire a ricordare un nome a cui non abbiamo prestato attenzione, ma che siamo in grado di riconoscere se lo vediamo in una lista assieme ad altri nomi che non ci dicono niente. Il cosiddetto “osservatore nascosto”  registra tutto, a livello sensoriale, emotivo, cognitivo – spesso solo ad uno di questi livelli- e l’ipnosi è uno stato in cui è possibile rievocare molte cose, è possibile far esperire cose di cui la persona ipnotizzata non è cosciente. Tra i vari esperimenti di E.Hilgard sulla dissociazione che permetterebbe questa fenomenologia, ce n’è uno molto interessante a riguardo, eseguito nel 1973. Ad una persona a cui era stata procurata una sordità ipnotica, lo sperimentatore, con voce appena percepibile, aveva chiesto di alzare il dito indice della mano destra se “una parte” di lui poteva udire la voce dell’ipnotista. Subito dopo il dito in questione si alzava e il soggetto chiedeva di riavere il suo udito perché  voleva sapere cosa gli era stato fatto, dato che il suo dito si muoveva a sua insaputa.
Sia nella realtà quotidiana che in ipnosi c’è una parte della mente che funziona separatamente e che decide di venire in primo piano quando serve o quando è sollecitata attraverso le suggestioni. Questa parte  è il nostro inconscio e viene anche chiamata osservatore nascosto.
E’ importante chiarire che, quando in psicologia si parla di mente conscia e di mente inconscia, o di osservatore nascosto, non si intende parlare di un “luogo” fisico o di una parte anatomica del cervello, ma di modi diversi di funzionare della mente, di gerarchie di funzioni che verosimilmente vengono temporaneamente riorganizzate da svegli con modalità diverse rispetto a quando siamo in trance; tale funzionamento emerge anche durante i sogni (qui l’osservatore nascosto è l’io onirico che, nelle fasi di lucidità del sogno, diventa temporaneamente consapevole che sta sognando).
Torna su

 

  •  L’ipnosi può aiutare a ritrovare oggetti smarriti ?


L’esperienza nel settore  sembra confermare che il nostro inconscio  ha a disposizione molte memorie a cui la mente conscia non sa di potere accedere. Nella pratica dell’ipnosi forense  vengono riportati casi in cui particolari, neppure notati dalla coscienza, possono ri-affiorare in uno stato modificato di coscienza, soprattutto se carichi emotivamente, se la loro rievocazione è effettuata in una condizione di sicurezza emotiva e se, nel momento in cui abbiamo perso l’oggetto, il nostro inconscio era focalizzato  su ciò che avveniva : in questi casi si è creata una traccia mestica sufficiente alla ritenzione e alla possibile rievocazione del ricordo. Talvolta, come detto altrove, è proprio il peso emotivo di un’esperienza che  l’ha resa dissociata in blocco creando l’inaccessibilità alla rievocazione, e il rientrare in contatto con la situazione di apprendimento che innesca la reattività dolorosa può far emergere parte di questi ricordi dissociati se serve alla persona. Al di fuori delle esperienze traumatiche, a volte in ipnosi si verificano intuizioni che ci permettono di cercare nel posto giusto degli oggetti smarriti, specie se gli oggetti sono i nostri e li abbiamo persi noi, consciamente o inconsciamente. Talvolta, oltre allo stato ipnotico - o proprio anche per effetto di questo - basta il riapparire di una sensazione o l’immergersi in un sogno spontaneo o incubato che fa affiorare il fotogramma mancante; ma, se non è il momento o se non c’è stata una sufficiente traccia mnestica, è un lavoro che non dà i risultati sperati.
Torna su

 

  •  L’ipnosi può aiutare a perdere il vizio del fumo/ il peso eccessivo  o ad eliminare altre abitudini dannose?


Il trattamento delle abitudini dannose può giovarsi di un aiuto consistente da parte di tecniche ipnotiche : l’essenziale è che la persona abbia veramente deciso di smettere con cose che le fanno male. Quando è così, occorre solo la spinta finale e può bastare anche una sola seduta. Una persona può smettere di fumare, o di rosicchiarsi le unghie , o di mangiare solo cose ingrassanti per effetto di suggestioni aversive, ma se ha dei vantaggi secondari l’abitudine del fumo, o il peso eccessivo - conseguenza di abitudini di non controllo dell’appetito - tornerà indietro alla prima occasione. Il trattamento può richiedere, pertanto, sia un intervento breve che uno più articolato ed impegnativo.  In particolare per  il problema della perdita di peso, con l’ipnosi si possono seguire vari approcci. Uno è quello di sostenere la motivazione a perdere peso focalizzandosi sul futuro e lavorando con l’ipnosi per favorire l’instaurarsi di sane abitudini alimentari e di sani stili di vita. Certamente risulta utile  ancorare le sensazioni positive della propria immagine corporea quando si aveva il peso-forma, riorientando temporalmente il soggetto al futuro in cui avrà risolto il problema. Sono molti i fattori coinvolti nell’acquisizione o nella perdita di peso: ci deve far riflettere il fatto che  all’inconscio di alcune persone la sola parola “dieta” fa scattare  in alcuni una sensazione di perdita allarmante e queste persone, pur chiedendo aiuto, sono capaci di mettere in atto tutte le resistenze possibili per non perderlo. Se si lavora solo sull’idea della dieta, cioè della privazione, è come se si installasse l’idea che qualsiasi cosa ingerita fuori dalle cose permesse dalla dieta fa ingrassare. Fa parte di questo lavoro far accettare all’inconscio dell’interessato non tanto la perdita di peso, quanto un tipo di vita, di idee, emozioni in cui la persona è in sintonia, non in guerra con se stessa: da questo punto di vista la parola “perdita” può essere realmente pericolosa, evocando altre “perdite”. La realtà spesso è molto più complessa di quanto possa apparire. La dieta riguarda sia cibo in eccesso che l’attitudine ad avere scarsa auto-stima e scarsa auto-efficacia, oltre che poco amore per sè. Sicchè non sempre un comportamento-target come il peso è il vero ed unico target. C’è, per esempio, un altro approccio che risulta utile quando si riescono ad identificare le sensazioni, le emozioni e i sentimenti che si nascondono dietro la sensazione che viene scambiata per fame. La rabbia, la solitudine, l’ansia sono avvertite nella stessa area del corpo in cui si sentono i morsi della fame. Per questo alcuni sopprimono le sensazioni e i sentimenti spiacevoli con l’abitudine di mangiare appena avvertono le sensazioni e le emozioni spiacevoli di cui sopra. Ovviamente quelle che non sono  legate alla fame diventano più forti e disturbanti dopo che si tenta di tacitarle con la “medicina” sbagliata. Questo approccio aiuta le persone ad individuare cosa viene soppresso col comportamento alimentare e quali sono i bisogni reali del corpo e della psiche che la dieta alimentare non può fronteggiare. In casi del genere è utile focalizzarsi con l’ ipnoterapia su ciò che impedisce all’inconscio di portare avanti un programma di perdita di peso : spesso si riscontrano associazioni inconsce con eventi traumatici, specie di abuso sessuale subìto, eventi che rendono pericolosa, a parti della persona, l’esperienza di recuperare il peso ideale di una volta (pre-abuso). Allora, più che un programma di sostegno alla volontà di mantenere una dieta che si segue sotto la guida di un nutrizionista, sarà il caso di effettuare una vera e propria psicoterapia ipnotica e fare ricorso a tecniche che richiedono un lavoro più articolato e stati di trance particolarmente profonda, come la terapia delle parti - si esplorano vie diverse per proteggere la parte della persona che si copre e protegge col soprappeso - o la terapia regressiva - sui copioni, sui pattern personali e familiari, sulle convinzioni autodistruttive, sulla fedeltà a destini particolari di persone con cui ci si identifica senza saperlo…. Ovviamente, in casi del genere, anche il numero di sedute richiesto può sforare visibilmente da quelli standard di una terapia breve in senso stretto.
Torna su

  • L’ipnosi può curare le fobie ?


      La fobia possiamo considerarla una paura appresa, una paura irrazionale e sproporzionata al pericolo, tale da scatenare ansia generalizzata fino al panico in prossimità dell’oggetto o della situazione fobica; di solito l’apprendimento delle reazioni fobiche è legato ad un solo episodio di cui la mente conscia spesso non ha ricordo, ma il cui effetto inconscio è che bisogna assolutamente evitare quel pericolo. L’ipnosi è molto efficace  per curare le fobie: esse vengono usate persino come test dell’efficacia dell’ipnosi. Proviamo a pensare ad una persona che soffre di acrofobia (fobia delle altezze): basta che senta la suggestione che sta per arrampicarci su una scala , che non ha bisogno di vedere o toccare una scala vera perché scoppi la reazione fobica; o a qualcuno che ha la fobia di animali come i serpenti  o i ragni : basta vedere un’immagine di questi oggetti fobici alla tv , o anche sentirli nominare, per avere una forma di risposta  spropositata di allarme per un pericolo solo evocato. L’ipnosi aiuta l’inconscio del soggetto ad afferrare la differenza tra una situazione realmente pericolosa e una che non lo è e, poi, ad eliminare la risposta fobica, ovvero di allarme e di evitamento.                                       
  C’è una certa somiglianza tra la crisi fobica e le risposte di un soggetto in trance. Gli elementi di somiglianza : sembra che la dissociazione messa in atto dalla persona fobica possa essere considerata un meccanismo di difesa in una situazione da cui, per lei, non c’è possibilità di uscita; è’ una situazione in cui la ragione o la logica non aiuta affatto (la persona è cosciente che il serpente visto alla tv non costituisce alcun pericolo reale); gli aspetti incongrui sfuggono alla percezione delle capacità critiche che usiamo durante la veglia ; la fantasia e la potenza delle immagini è talmente elevata che la risposta incontrollata dell’organismo  è irrefrenabile (come durante un incubo, quando non siamo in grado di introdurre degli elementi di lucidità per affrontare il pericolo) come se la situazione fosse vera; infine la percezione del tempo è distorta esattamente come nello stato di trance.

Torna su

  •  Si può fare l’ipnosi a se stessi  ( auto-ipnosi) ?


Certamente. C’è bisogno di imparare a: stabilire un obiettivo concreto da raggiungere,  rilassarsi prima di fare un percorso immaginativo diretto all’obiettivo, e poi godersi l’esperienza lasciando che le associazioni modellino l’esperienza, che ogni volta può essere diversa. Io lavoro sempre con l’auto-ipnosi come sussidio, come supplemento di lavoro auto-diretto per le persone che mi chiedono aiuto e con cui pratico prevalentemente l’ipnosi nel mio studio; ovvero utilizzo uno o più cd che preparo per loro, affinché imparino ad andare rapidamente in trance da soli con varie modalità e, successivamente, possano usare questa capacità per raggiungere qualsiasi obiettivo compatibile con la loro profonda volontà, con le loro caratteristiche e con il livello di esercitazione a cui si dedicano, anche fuori dall’ambito della psicoterapia in senso stretto. E’ una condizione che assomiglia ad una fantasia diurna, ma è diretta ad un obiettivo preciso, anticipa  i modi per raggiungerlo, prepara il cervello a fare ciò che si immagina e rende più semplice l’azione che si intraprende. Se si acquistano i cd commerciali si rimane nell’ambito delle suggestioni generiche che hanno una certa efficacia,  ma se il lavoro è condotto contemporaneamente alla psicoterapia, quest’ultima ne viene enormemente potenziata e accelerata nei risultati. Ognuno può imparare con l’esercizio, come con lo yoga o la meditazione : se si  fanno varie sedute di ipnosi, la trance diventa sempre più facile e più profonda. Ovviamente , pur restando valido il fare da sé, l’aiuto focalizzato sul problema - predisposto in modo individualizzato da uno specialista che utilizza gli specifici canali di accesso  e le altre caratteristiche ipnotiche del soggetto - cambia per lui il modo di sperimentare la trance e di gestirla, e cambia altresì  se, per una tematica più impegnativa, è un professionista che accompagna la persona verso l’esplorazione fermandosi quando si aprono canali collaterali e sperimentando quella tecnica che, in quella seduta e per quelle finalità, può dare di più.
Torna su

 

  • Quali sono le innovazioni che hanno reso famosa la “nuova ipnosi” di M.H.Erickson ?


L’ ipnosi classica era basata soprattutto sulle suggestioni dirette per influenzare la mente di chi chiedeva aiuto; queste suggestioni  spesso possono suscitare resistenza e risultare poco efficaci con chi è analitico o critico nei processi di pensiero. Poche persone sono disposte ad obbedire agli ordini perentori, e oggi ancora meno di ieri. L’ipnosi ericksoniana , detta anche nuova ipnosi riesce molto di più a raggiungere l’inconscio del cliente/paziente perché è indiretta e permissiva. Prima di tutto si preoccupa di stabilisce il rapport, ovvero una relazione esclusiva e di collaborazione-fiducia tra il soggetto e l’ipnoterapeuta; poi  afferma truismi che descrivono la realtà che osserva nel qui ed ora del paziente come terreno preparatorio per  presentare suggestioni che passano inosservate sul modo in cui vorrebbe sentirsi la persona, la quale si percepisce sempre rispettata e si orienta al cambiamento desiderato in modo impercettibile. Erickson induceva la trance senza rituali formalil: dopo lunghi racconti a volte noiosi, a volte incomprensibili per la mente conscia – che veniva intenzionalmente depotenziata - la persona spesso andava via senza rendersi conto di essere entrata e uscita varie volte dalla trance. Nel metodo ericksoniano all’inconscio del  cliente/paziente è lasciata la libertà di dare alle parole dell’ipnoterapeuta i significati che  esso ritiene più utili  per sé: per effetto di suggestioni indirette la persona mette in atto un processo trans-derivazionale di possibili significati che gli sembra di poter cogliere in analogia con la propria condizione attuale o per dirigersi verso la soluzione del problema. Nella pratica di questo tipo di ipnosi le suggestioni sono presenti, ma prevalgono i movimenti di evocazione basati sulla convinzione che l’inconscio della persona ha tutto ciò che serve . La frase di M.Erickson che racchiude tutto è :”La trance non fa altro che permettervi di utilizzare tutte le cose che avete già imparato”. Tutto ciò che mostra il soggetto può essere utilizzato (dallo sbadiglio  agli occhi ostinatamente aperti, dalla resistenza per le suggestioni di levitazione alla capacità di ricordare e di dimenticare):  ovvero tutto può essere integrato  con una ri-definizione della sua utilità  e di qualunque risposta come una cosa positiva. E’ un approccio naturalistico, frutto delle scoperte su di sé e delle invenzioni che il grande psichiatra ha effettuato sui processi ideomotori quando è rimasto paralizzato da giovane, e da  anziano, e ha dovuto re-imparare a camminare osservando la sorellina. E’ un approccio basato sull’empatia e su una visione positiva dell’altra persona di cui conosce, riflette e utilizza la concezione del mondo per aiutarla a cambiare negli aspetti disfunzionali : il linguaggio ipnotico , con cui si faceva strumento di bio-feedback per il cliente/paziente , è connotato da un uso creativo e inusuale che si serve di metafore isomorfiche  e racconti metaforicidisseminazione di immagini che costruiscono una trama parallela al senso concreto del discorso,  simboli, istruzioni di processo, doppi legami e paradossi tra i quali si muoveva lasciando sorpreso il paziente, che in questo modo si attivava per nuove associazioni. Non una serie di tecniche, ma una vera e propria arte che richiede molti anni di studio, di attenzione all’altro e di  sottigliezze uniche, calibrate proprio su quella persona.  
Torna su

 

 

Consulenza Psicologica

Il lavoro di consulenza psicologica consiste in...

Ipnosi clinica

L'American Psychological Association Division of..

Sogni e Dreamwork

I sogni
costituiscono l'opera d'arte che ogni...

Psicotraumatologia

Nella vita accade di frequente di andare incontro

Costellazioni familiari

In ogni famiglia ci sono tra i componenti...


Sito realizzato da Flaweb