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I rischi della regressione selvaggia Stampa E-mail

      L’esperienza della regressione è qualcosa di impegnativo e non è esente da rischi; essa è in molti casi utile al cliente/paziente, ma in altri casi è inutile e inappropriata. Ogni volta che si lavora con la regressione si corre il rischio di aprire il vaso di Pandora, e ciò può portare a scompensare chi vi si sottopone per effetto di abreazioni, che  un improvvisato regressionist non è sicuro di poter gestire (vedi prima) e molte sono le eventualità di una ri-traumatizzazione o di confabulazione successiva. Rischi di scompensi si corrono con chi soffre di Disturbi di personalità multipla, di Depressione acuta, di psicosi, di chi è in trattamento con farmaci anticonvulsivanti, di bambini e adolescenti, di donne incinte : paradossalmente alcuni possono uscire da questa esperienza con una bouffèe delirante,  o con l’emersione di personalità secondarie (alters), fobie, ossessioni, depressione. D’altro canto  non è competenza richiesta a chiunque quella di saper riconoscere nuclei psicotici ben compensati in condizioni normali, nuclei che si possono slatentizzare in certe persone in una situazione “altra”. Nella stessa condizione rischia di mettersi chi si affida a CD di auto-regressione non conoscendo le zone profonde e sconosciute che possono essere toccate.

                                                                                            


 L'antro della Sibilla

       Non è facile resistere alla pressione di clienti  che chiedono di sottoporsi ad una esperienza di regressione ad altre vite per curiosità, talvolta anche per effetto di moda, e con l’illusione che, appena si riesce ad andare in regressione, ci si trovi, sic et simpliciter, di fronte al “film a puntate delle proprie vite passate”…. Basta premere il bottone del “play”. Oltretutto, essi non si rendono conto che le figure che hanno autorità contribuiscono di fatto, in trance e fuori, in modo volontario o involontario, ad influenzare il campo e a favorire falsi ricordi ( vedi sez. Ipnosi clinica). 
      
      Considerato quanto la letteratura seria ci mette a disposizione sulla regressione e dato il contesto professionale in cui  svolgo il mio lavoro, i due pricipi-guida  a cui mi attengo sono :
 °  Primum non nocere ( innanzitutto non fare danni a chi ti chiede aiuto)
°  Il rasoio di Occam : la soluzione più semplice è sempre la migliore.
Cosa vuol dire? Che personalmente  ricorro alla regressione solo se ritengo che serva più di ogni altro approccio, e prendendo tutte le precauzioni del caso : a partire dal fatto che non mi rendo disponibile per regressioni ad altre vite  per richieste improvvisate, senza un preventivo addestramento alle tecniche ipnotiche di base e senza l’energia  relativa ad un problema serio che il richiedente sente - e lo si percepisce nel campo - l’urgenza di risolvere, con o senza regressione. Altrimenti si fanno spettacoli alla tv.
 

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