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Ipnosi clinica e regressione Stampa E-mail
       Quando il lavoro regressivo viene effettuato con l’ipnosi in un setting psicoterapeutico, la regressione d’età è una tecnica associativa di base : il soggetto  viene accompagnato prima di tutto in una zona della mente, in cui  ha l’opportunità di recuperare  dei bei ricordi, di rivivere ed integrare esperienze piacevoli del passato che hanno valore e perciò costituiscono un magazzino di risorse che permette di essere vivi e di essere dove si è. Questo utilizzo della regressione ha un tale impatto positivo sul senso di sè che, in certe condizioni, può esitare in vere esperienze di vetta, significative e profonde. Questo è il primo passo che è utile fare per ridare al cliente/paziente il riacceso a risorse cui può fare appello quando è in difficoltà. In quest’ultimo caso ci si sposta in un’area dissociata della personalità, in cui si ha la possibilità di esplorare vissuti non coscienti, rifiutati, rimossi che disturbano l’equilibrio emotivo agendo come veri e propri franchi tiratori : ci riferiamo ad eventuali vissuti traumatici nascosti che possono essere alla radice dell’attuale disagio, caratterizzato da vari sintomi somatici, emotivi, cognitivi e comportamentali. La maggior parte dell’ipnoterapia, di fatto,  è mirata a de-ipnotizzare la persona interessata dall’influenza limitante di esperienze dolorose di grande impatto che appartengono al passato. I risultati della regressione d’età sono eccezionalmente promettenti : è frequente che si verifichi una improvvisa intuizione di un evento all’origine del disturbo ed esperienze dimenticate possono venire alla luce ed essere elaborate in trance. Ciò vuol dire che è possibile utilizzare tale intuizione per aiutare il soggetto a lasciar andare i sintomi e a concedersi di “crescere”, evolvere, andare oltre il blocco che lo ha tenuto legato a momenti del passato che esercitano un peso indebito nel presente. Ma la cosa più liberatoria è che è possibile in trance risolvere un problema anche solo per allusioni analogiche, ovvero senza che né il cliente, né il terapeuta sappiano o accertino di cosa si tratta una volta individuata una zona oscura, anche a partire dal comportamento del soggetto  durante i primi colloqui.

       Le possibilità di accedere a ricordi e memorie sia in trance che in stato di normale coscienza per poter effettuare il lavoro terapeutico sono limitate, però, da vari fattori. Infatti la memoria  non funziona come una foto o un film che mantiene passo dopo passo la registrazione degli accadimenti. Le scene che rimangono a disposizione sono non solo quelle di maggior impatto, ma anche quelle che hanno potuto essere codificate al momento dell’evento anche in rapporto allo sviluppo-maturazione dei vari sistemi di memoria. Infatti i ricordi di esperienze traumatiche infantili recuperati in trance, dopo 30-40 anni, possono essere influenzati da altri ricordi e condensati come se si trattasse di un unico episodio, possono essere influenzati dai sogni, dalle aspettative e da fantasie, dalla necessità psichica di dissociare alcuni ricordi, che poi vanno in amnesia, e quindi non sono disponibili a livello cosciente una volta adulti. In alcuni casi si può verificare un’assenza totale di memoria episodica di un evento spiacevole (ovvero il fatto accaduto), ma gli schemi comportamentali e sensomotori, le sensazioni e le emozioni  continuano ad agire condizionando inspiegabilmente la qualità di vita di una persona. Ciò comporta che l’interessato  si trovi in un in doloroso e incomprensibile stato di allerta, ed è come se fosse diventato allergico a situazioni sperimentate come pericolose chissà quando (quest’ allerta viene vissuta come ansia perenne o angoscia). Tra  le cause di indisponibilità dei ricordi c’è il fatto che il cervello ha un suo programma-scappatoia per permetterci di sopravvivere, cioè in situazioni estreme va in trance, si dissocia : di fronte ad episodi  molto dolorosi  memorizzati con una codifica stato-dipendente la possibilità di recupero di ciò che è stato registrato è possibile solo  tentando di  riprodurre lo stato modificato di coscienza in cui l’episodio è stato memorizzato, se e come lo è stato. Se negli anni successivi a situazioni estreme in cui la persona è stata in pericolo di vita si ricrea lo stesso stato, la stessa posizione del corpo, volontariamente o per puro caso, ecco che treni di ricordi possono riemergere, e le sensazioni e le emozioni incistate  fino ad allora si percepiscono con la stessa intensità  come se si fosse nella situazione di allora. In pratica si verifica un’ abreazione.

 

 
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         Nel caso di  ricordi traumatici repressi sono coinvolti almeno tre aspetti: la percezione dell’evento (visiva e/o cenestesica), le sensazioni fisiche e la risposta emotiva (le emozioni possono essere contemporaneamente, per esempio nel ricordo di un abuso  nell’infanzia, senso di colpa, vergogna e vulnerabilità..). Non è infrequente che ciascuna componente del ricordo emerga separatamente in sedute diverse. All’occhio  esperto dello psicoterapeuta non sfugge che si è in presenza di  una situazione spiacevole ri-vivificata quando il corpo riproduce i cambiamenti fisici che avvennero allora : se, per es. si era verificata una sensazione di soffocamento, il paziente improvvisamente smette di respirare o mostra grande difficoltà a respirare; se  aveva ricevuto uno schiaffo in viso, appaiono  le macchie di rosso sulla sua faccia mentre è lì davanti a voi...Può gridare, singhiozzare, avere scossoni di brividi, rannicchiarsi in posizione fetale…esplodere in una strana risata. Occorre essere preparati a sostenere realmente la persona fino a che vada in fondo alla fine della scena, invitandola a riviverla solo nella mente, essere fiduciosi e far sentire la fiducia, accompagnare l’interessato, senza spingerlo, a dare spazio nel corpo a quello che si sta svelando, qualunque cosa sia. Soprattutto occorre tenersi alla giusta distanza fisica per evitare di entrare a far parte del trauma. L’abreazione si può verificare  in qualsiasi momento della trance, ma è piuttosto probabile durante una regressione.

         In alcuni casi questa è un’esperienza deliberatamente ricercata da psicoterapeuti che hanno la convinzione del valore terapeutico di una scarica di energia legata a memorie sgradevoli. Talvolta questo stato modificato permette anche di esaminare  i vissuti di chi ha fatto Esperienze di pre-morte (NDE). Occorre dire che studi più articolati e recenti rispetto al periodo freudiano sui possibili risvolti ri-traumatizzanti dell’abreazione suggeriscono allo psicoterapeuta di avvicinarsi in ogni caso con cognizione di causa a questo rischio, di prevenirne l’intensità usando prudenzialmente tecniche dissociative e di limitarne gli effetti spiacevoli ridefinendo positivamente ciò che sta avvenendo e richiamando l'interessato con famorevolezza alla consapevolezza che è cosa passata e lui, ormai, è al sicuro.

                                                                   


Le porte tra i mondi  2


          La regressione  si verifica normalmente nella vita, fuori dalla trance indotta: basta un profumo a riportarci al nostro primo amore, basta il ritornello di una canzone amata in gioventù a fare da àncora per riportarci in un attimo a sensazioni dimenticate da decenni! In trance con le suggestioni si avvicina delicatamente e allusivamente il cliente/paziente al periodo che  sembra collegato col disagio. Ma, pur senza suggestioni in tal senso, in trance la regressione può spingersi spontaneamente al momento della nascita e alle modalità della nascita, o anche a prima, come quando il soggetto riferisce di ricordare o di rivivere incidenti avvenuti durante la gravidanza della mamma. Talvolta si percepiscono delle trasformazioni patologiche importanti sul piano fisico sottostanti a sintomi già evidenti alle indagini di cui dispone la medicina positiva.

                                                                                                           

         Ci sono, poi, soggetti che cominciano a parlare in modo spontaneo di una regressione a vite precedenti e, accompagnati nell’esplorazione, possono cogliere - in quelle presunte vite precedenti - delle evidenti analogie con esperienze attuali. Altri ancora riferiscono di essere stati rapiti dagli UFO e di essere stati sottoposti a impianti di controllo, o di essere il canale attraverso cui parla uno Spirito-guida  (channelling).Chi crede nella reincarnazione considera come vere  tali vite, ma il metodo della regressione a presunte vite precedenti tramite ipnosi risulta di aiuto anche senza  accettare questo tipo di credenza. Il funzionamento inconscio della nostra mente svolge normalmente una importante funzione “mitopoietica” , ovvero crea miti e fantasie che appaiono nei sogni come negli stati modificati di coscienza o nella creazione artistica : talvolta sono personali fantasticherie ad occhi aperti, talvolta passano all‘ ”atto” nel sonnambulismo, nella possessione, nella trance  medianica o in certe forme di delirio, talaltra sono delle criptomnesie (ovvero la persona utilizza ricordi ma non si rende conto che sta ricordando) che si trasformano in visioni le quali si strutturano in  storie di altre vite durante la trance più o meno vigile. Pertanto  il metodo della regressione a vite passate resta valido, senza implicare crociate di “credi” e  le memorie che vengono riferite possono essere concepite come metaforiche e simboliche; difatti i sogni di trance possono certamente apparire come memorie di altre vite. E’ come dire che la mente  della persona si rappresenta in questa forma dei temi  scatenanti legati al disagio e ai sintomi che sono stati “già presenti” nella sua vita ma non elaborati ed integrati, per i più vari motivi. Nel caso della respirazione olotropica, per esempio, Grof parla delle immagini di chi ne fa esperienza ( veri e propri film corrispondenti ai miti che ritroviamo in tutte le culture) come di una trasformazione simbolica delle memorie peri-natali, ovvero delle sensazioni delle vicissitudini del parto così come le percepisce il feto e che possono riemergere in uno stato modificato di coscienza da adulto.

         Le immagini che esprimono tali contenuti possiamo, inoltre, pensarle come riferibili ad esperienze personali sepolte nell’inconscio individuale in alcuni casi, ma in altri anche a tematiche non risolte, non tanto di natura individuale e transazionale, bensì tipiche di realtà invisibili  di legami e connessioni implicite con tutti i componenti della famiglia d’origine : tali tematiche, in questo caso, sono come racchiuse nell’ inconscio familiare;  in altri casi e come l’esplorazione dei sogni suggerisce, esse sono espressione figurata di archetipi rintracciabili nell’inconscio collettivo di cui ci parla C.G.Jung.

            Con l’Ipnosi regressiva - d’età o ad (ipotetiche) altre vite - come con lo Psicodramma , lo Sculpturing, le Costellazioni Familiari, il Dreamwork e tutte le tecniche terapeutiche che utilizzano l’analogia – in psicoterapia si fa ricorso normalmente ad una “realtà metaforica” in cui si rimescolano le carte e l’interessato ha l’opportunità di vivere un’esperienza orientata intenzionalmente a rendere il futuro libero dal peso del sintomo; questa realtà metaforica per lo più ingenera nell’interessato modi “spontanei” di  risolvere il problema.

 

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